»  Adottiamo una scuola in Indonesia

mercoledì, 12 gennaio 2005
by jlb alle 01:14

Il rientro in classe dopo la pausa natalizia è per insegnanti e studenti l’occasione per una riflessione sulla tragedia che ha colpito il sud est asiatico. Ma dopo, cosa fare?
Adottare una scuola in Indonesia, e’ la proposta di Tuttoscuola con la Comunita’ di Sant’Egidio alle scuole italiane, da sole o in rete.

L’iniziativa propone modalita’ per un sostegno diretto da parte degli studenti e delle scuole italiane ai "colleghi" di una o piu’ delle aree colpite dal sisma.

L’adozione si tradurrà, attraverso l’opera della Comunità di Sant’Egidio, in:
– ricostruzione o ampliamento di strutture scolastiche delle zone di Pekan Baru, Duri, Padang e Medan, dotandole di arredi, banchi, strumentazione didattica, computer;
– sostegno alle "scuole di pace" (centri, completamente gratuiti, che si qualificano come un ambito familiare che sostiene il bambino o l’adolescente nell’inserimento scolastico) organizzate dalla Comunità di Sant’Egidio;
– sostegno morale ai ragazzi indonesiani per investire nella speranza, con gesti di solidarieta’ affinche’ ritrovino quella fiducia nel futuro che il maremoto ha spezzato. Internet e webcamb possono facilitare questi contatti ed accorciare le distanze geografiche.

La Comunita’ di Sant’Egidio terra’ informate le scuole italiane sulle azioni che verranno messe in atto grazie a questi contributi.

La raccolta fondi per l’adozione di una scuola e’ stata avviata dall’Editoriale Tuttoscuola con una donazione di 2 mila euro.

SOMMARIO
1. La scuola italiana di fronte alla catastrofe dello tsunami. Un invito
2. Adottiamo una scuola. Perche’?
3. Adottiamo una scuola. Come?
4. Adottiamo una scuola in Indonesia/1. A chi rivolgersi
5. Adottiamo una scuola in Indonesia/2. Le scuole di pace
6. Adottiamo una scuola in Indonesia/3. L’altro tsunami
7. Avviata la raccolta dei fondi per la Comunita’ di Sant’Egidio

1. La scuola italiana di fronte alla catastrofe dello tsunami. Un invito
Una riflessione da parte di tutti gli studenti italiani, dai piccoli ai piu’ grandi, da dedicare a tanti coetanei sfortunati del Sud Est asiatico colpiti dalla catastrofe dello tsunami. Un approfondimento stimolato e guidato dagli insegnanti, confrontando idee, sentimenti, raccogliendo informazioni su un mondo cosi’ diverso dal nostro, immedesimandosi in chi ha perso parenti, maestri, casa e le poche cose che aveva.
E’ l’invito che il Ministro dell’istruzione, Letizia Moratti, ha rivolto agli studenti e agli insegnanti di tutte le scuole italiane e al quale Tuttoscuola risponde immediatamente e concretamente con una forte iniziativa.
E’ possibile infatti fare qualcosa di tangibile, che sia avvertito da chi deve ora sopravvivere anche al "dopo tsunami" (e in molti casi potrebbe essere ancora piu’ difficile) e trovare la forza di guardare al futuro, le cui possibilita’ sono legate soprattutto all’istruzione.
Un sostegno e un aiuto diretto dagli studenti e dalle scuole italiane ai "colleghi" di una o piu’ scuole delle aree colpite dal sisma.
Come? In tanti modi. Noi abbiamo pensato, con la Comunità di Sant’Egidio, di proporre l’iniziativa "Adottiamo una scuola in Indonesia". Tutti i particolari su come aderire li troverete in questo dossier. Vediamo innanzitutto perche’ e come adottare una scuola.

2. Adottiamo una scuola. Perché?
Kamala (Isola di Phuket) 4 gennaio 2005 – "Riapre la scuola che non c’e’ piu’: dei 374 alunni non rispondono all’appello 110…
Dell’edificio scolastico che prima di Natale accoglieva quei bambini mancano due pareti esterne, l’acqua ha portato via banchi, armadietti e porte e ha lasciato scie di sporco sui muri rimasti in piedi" (dal Corriere della sera).
Ora c’è bisogno di ricostruire muri e speranze.
La scuola è il primo impegno per un popolo che vuole uscire dalla tragedia e investire per il futuro.
L’Indonesia e molti paesi colpiti dallo tsunami, stavano già investendo, per quanto potevano, in istruzione e formazione. Ora dovranno farlo con nuova convinzione, ricominciando in molti casi da capo. Per riuscire avranno bisogno della solidarieta’ del mondo, a cominciare proprio dai giovani e dalle scuole degli altri Paesi.
Adottare una scuola nei Paesi devastati dalla tragedia è investire nella speranza, e’ un grande gesto di solidarieta’ verso i giovani affinche’ ritrovino quella fiducia nel futuro che il maremoto ha spezzato il 26 dicembre.

3. Adottiamo una scuola. Come?
Ci sono vari modi per adottare una scuola.
Il primo, forse il piu’ importante, è quello di contribuire a ricostruire materialmente una scuola distrutta, a riacquistare arredi, banchi, strumentazione didattica, computer.
Partendo da un progetto di ricostruzione, per la cui realizzazione servono necessariamente interventi finanziari e donazioni di enti e di privati, potrebbero essere proprio le nostre scuole, da sole o in rete, a promuovere, sensibilizzare e stimolare nel proprio territorio l’iniziativa di raccolta di fondi.
Vi sono anche altri modi, allo stesso tempo, per adottare una scuola, come quello di creare rapporti tra scuole italiane e scuole del sud est asiatico: rapporti fatti di scambi, di contatti tra alunni, d’interazione personale, di testimonianza di solidarietà e vicinanza spirituale. Internet e webcam possono facilitare questi contatti e accorciare le distanze geografiche.
I ragazzi hanno creativita’ e sanno trovare le vie e i modi per arrivare al cuore e agli interessi dei loro coetanei. I rapporti tra ragazzi possono diventare un modo per sostenere, incoraggiare, condividere e guardare insieme ad un futuro nuovo.
E lo scambio puo’ forse diventare, infine, ospitalita’ in Italia dei nuovi amici.

4. Adottiamo una scuola in Indonesia/1. A chi rivolgersi
Quale tramite per adottare una scuola?
Proponiamo di rivolgersi alla Comunita’ di Sant’Egidio a Roma, che ha radicate presenze in Indonesia, il paese piu’ colpito dal disastro, e la cui apprezzata esperienza e’ notoriamente garanzia di serieta’ e di efficacia nel conseguimento degli obiettivi di sostegno e di aiuto.
Anche perche’, per rendere efficaci gli aiuti, bisogna conoscere molto bene le caratteristiche, le regole sociali, le abitudini delle comunita’ alle quali ci si rivolge.
Nella zona piu’ colpita, a Banda Aceh, nel nord dell’isola indonesiana di Sumatra, si sommano vecchie e nuove difficolta’, logistiche, culturali, religiose e politiche, oltre che economiche, in un’area dove almeno mille insegnanti risultano dispersi e il cinquanta per cento delle scuole distrutte. E’ importante, dunque, che gli aiuti raccolti siano affidati a soggetti che abbiano conoscenza diretta dei problemi locali e dei modi per cercare di risolverli.
In fondo sono riportati tutti i recapiti della Comunità di Sant’Egidio.

5. Adottiamo una scuola in Indonesia/2. Le scuole di pace
Dove si puo’ indirizzare l’azione degli operatori della Comunità di Sant’Egidio?
In due direzioni: nell’ampliamento/ricostruzione di strutture scolastiche e nel sostegno all’attivita’ delle "Scuole di pace".
Le "Scuole di pace" sono centri, completamente gratuiti, che si qualificano come un ambito familiare che sostiene il bambino o l’adolescente nell’inserimento scolastico; che aiuta la famiglia nel suo compito, proponendo un modello educativo aperto agli altri, solidale verso i piu’ sfortunati, capace di superare barriere e discriminazioni.
Le attivita’ di una scuola della pace si svolgono generalmente più volte la settimana. Visite, gite, feste, escursioni fanno parte integrante delle attivita’ delle scuole della pace.
Ogni anno nel mondo piu’ di 10.000 bambini e adolescenti frequentano regolarmente le scuole della pace della Comunita’ di Sant’Egidio.
Inoltre in Indonesia le scuole della pace si caratterizzano anche per il loro carattere multietnico e interreligioso. Giovani cinesi cristiani, in genere piu’ benestanti, aiutano a studiare bambini indonesiani di religione musulmana, collaborando, in maniera assai concreta, all’edificazione di una società pacifica senza odii religiosi o etnici.

6. Adottiamo una scuola in Indonesia/3. L’altro tsunami
Ma c’e’ un’altra riflessione che quest’evento puo’ suggerire.
Come e’ stato efficacemente detto, esiste uno "tsunami silenzioso" che ogni giorno uccide migliaia di bambini e fa vivere nell’indigenza e nell’analfabetismo milioni di persone, anche se abitano lontano dal mare. Nel momento in cui una catastrofe naturale, che ci ha colpito con maggiore intensita’ perche’ ha toccato anche tanti connazionali, ci fa riflettere, non si deve dimenticare gli squilibri che esistono permanentemente. Da qui l’idea di allargare l’iniziativa "Adottiamo una scuola in Indonesia" anche alle scuole e "scuole della pace" collocate a diversi chilometri dalle coste, ma che avevano bisogno gia’ da prima del maremoto, e continuano ad averne ora, di un aiuto.
Gli interventi promossi dalle nostre scuole potrebbero essere portati dalla Comunita’ di Sant’Egidio nelle scuole situate nelle zone di Pekan Baru, Duri, Padang e Medan.
E’ utile ricordare che si stima siano circa 250 milioni i minori (dai 5 ai 14 anni) nel mondo che lavorano; la meta’ di essi si trova in Asia. L’Asia, infatti, e’ il continente dove il fenomeno del lavoro minorile e’ piu’ diffuso e dove sopravvivono forme di lavoro forzato dei bambini e di vera e propria schiavitu’. Minori di 8 o 9 anni vengono dati in pegno, in cambio di piccoli prestiti, ai proprietari delle fabbriche per le sigarette e a quelli dei telai dove lavorano fino a venti ore al giorno.
Si calcola che, in India e in Indonesia, i minori attivi economicamente siano intorno al 25% e l’orario lavorativo consentito e’ dalle dodici alle quindici ore giornaliere. Ecco una faccia dello "tsunami silenzioso" da combattere.

7. Avviata la raccolta dei fondi per la Comunita’ di Sant’Egidio
Pertanto il sostegno alle scuole dell’Indonesia può essere portato, attraverso la Comunita’ di Sant’Egidio, sia a scuole e bambini che si trovano nelle aree colpite dal maremoto, sia a scuole collocate nell’entroterra indonesiano.
In allegato le lettere con le quali sono stati informati dell’iniziativa, tra gli altri, il Presidente della Repubblica Carlo> Azeglio Ciampi (http://www.tuttoscuola.com/ts_news_180-1.doc ) e il
ministro dell’Istruzione Letizia Moratti (http://www.tuttoscuola.com/ts_news_180-2.doc ).
La Comunità di Sant’Egidio riporterà attraverso Tuttoscuola alle
scuole italiane che parteciperanno all’iniziativa i risultati della loro azione per gli amici, più sfortunati, indonesiani e renderà anche possibile l’attivazione di forme di comunicazione diretta tra le scuole italiane partecipanti e quelle indonesiane beneficiarie.
La raccolta dei fondi la avvia l’Editoriale Tuttoscuola con una donazione di 2.000 euro.

Chi vuole contribuire puo’ inviare la sua offerta alla Comunita’ di Sant’Egidio scegliendo tra le seguenti modalita’:

1) C/C bancario 200034 BANCA DI ROMA – AGENZIA 204
VIA DELLA CONCILIAZIONE, 50 – 00193 ROMA
ABI 3002 – CAB 05008 CIN: A
IBAN: IT20A0300205008000000200034
BIC: BROMITR1204
intestato a:
COMUNITA’ DI SANT’EGIDIO ONLUS – AMICI NEL MONDO
(Cod. fiscale 96094790589)
PIAZZA S. EGIDIO, 3/A – 00153 ROMA
causale: "Adottiamo una scuola in Indonesia""

2) C/C postale 97968002
intestato a:
COMUNITA’ DI SANT’EGIDIO ONLUS – AMICI NEL MONDO
(Cod. fiscale 96094790589)
PIAZZA S. EGIDIO, 3/A – 00153 ROMA
causale: "Adottiamo una scuola in Indonesia"

3) Carta di credito
mediante connessione sicura per i circuiti: CARTASI’ – VISA –
MASTERCARD
(collegarsi al sito www.santegidio.org per effettuare la transazione)

Per maggiori informazioni ci si puo’ collegare a:
www.santegidio.org
www.tuttoscuola.com 
 

Scrivi un commento