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lunedì, 19 febbraio 2007
by milazzo alle 18:10

Qualche giorno fa dovevo spiegare ai ragazzi del mio laboratorio di informatica le corrette tecniche per reperire informazioni in internet utilizzando un motore di ricerca. Avevo pensato così di metterli in situazione. Dargli un termine strano e vedere in quanto tempo sarebbero riusciti a trovare notizie, informazioni e, se fossro stati bravi, video dell’oggetto che gli avrei dato da cercare.
Ricordavo infatti un’esercitazione fatta tre-quattro annetti prima in un corso in cui ero io l’allievo.
Il termine da cercare era ecranoplano, ovvero un aereo russo, ideato negli anni ’30 da un ingegnere italiano, Bertini. Ricordavo che per reperire informazioni ci avevo messo circa un’ora. Tempo ottimale per una lezione quindi.
Pregustavo un’ora tranquilla con i ragazzi che avrebbero cercato con tutte le loro forze notizie su questo mezzo un po’ aereo, un po’ idrovolante, con me che di volta in volta avrei dato loro delle dritte per indirizzarne le ricerche.
Dopo neanche tre minuti capii come si sentiva Gatto Silvestro vedendo sfuggirgli davanti agli occhi un canzonatore Titti quando la mano di una collerica nonna gli serra il collo. Un ragazzo mi aveva infatti chiamato: davanti al monitor si squadernava tutta intera la voce di Wikipedia che parlava diffusamente di questo mezzo, ben fornita di link per approfondire taluni aspetti. Dopodichè un proliferare eccitato di "l’ho trovato prof."
Non avevo tenuto conto del fatto che tre anni in internet sono un secolo e dell’avvento, in tal senso, di Wikipedia che ha reso infantili ricerche una volta complicatelle assai per trovare scampoli di informazioni.
Tre minuti dopo spuntavano miriadi di video presi da YouTube mentre dalla mia testa saliva una voluta di acre fumo nero e le mie povere sinapsi cercavano di trovare spunti per allungare ad un’ora un esercizio risolto in cinque minuti.

3 commenti a “Wikipedia”
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Feeds dei commenti di questo articolo

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    utente anonimo | Scritto il 22 . 02 . 2007 alle 00:34 |
  2. 2


    maestratitty | Scritto il 22 . 02 . 2007 alle 11:55 |

    eheh già è incredibile, oramai su internet trovi proprio tutto! Pensa solo al fatto che nel gioco di canale 5 il Milionario tutti quelli che telefonanao a casa per l’aiuto riesco a rispondere correttamente perchè l’amico/a è già puntato su wiki o google pronto a digitare il nome da cercare!

  3. 3


    utente anonimo | Scritto il 25 . 02 . 2007 alle 06:19 |

    GLI EDITORIALI DI ANTONELLO DE PIERRO DIRETTORE DI ITALYMEDIA.IT

    Finalmente liberi!

    di Antonello De Pierro

    Era ora! La legge che pone fine all’obbligatorietà del servizio di leva è finalmente una realtà. Termina così la girandola di amarezze e delusioni che la stragrande maggioranza dei nostri giovani, chiamati ad assolvere gli obblighi di leva, è stata da sempre costretta ad incassare, perdendone abbondantemente il conto. Il festival dell’ingiustizia, delle assegnazioni e dei trasferimenti incredibili, decisi al tavolo delle raccomandazioni e dei clientelismi, senza nessuna logica o pudore di sorta: soldati spediti da Palermo a Udine, braccia “rapite” dallo Stato a famiglie bisognose, e rampolli privilegiati, parcheggiati nell’ufficio dietro casa. Il Rubicone della vergogna, attraversato sfacciatamente dai burattinai degli uffici di leva e delle caserme, muovendo inesorabilmente i fili del destino di ragazzi impotenti, spesso sacrificati sull’altare di frustrazioni personali dei superiori, finalmente sta per prosciugarsi. La “pacchia” dei graduati, abilissimi nel sottomettere giovani inermi, facendosi scudo con le opinabilissime leggi militari, che schiacciano, marciandoci sopra con i cingoli, la loro dignità, inizia a intravedere il tramonto. Chi pulirà le caserme, i “cessi” putridi e puzzolenti, le stanze e gli uffici degli ufficiali e dei “marescialloni” spocchiosi? Chi spazzerà i cortili per ore, spettacolo preferito dalle pupille dei graduati, attenti affinché venisse raccolta anche la “cicca” più minuscola (ottimo esercizio per chi avesse voluto impiegarsi come operatore ecologico al termine del servizio di leva, ma perfettamente inutile per la formazione di un soldato)?Chi impartirà lezioni gratuite di latino, greco, matematica o fisica ai figli “somari” di colonnelli e generali, quando il ragazzo laureato preferirà affrettassi a trovare qualche spiraglio nel muro di gomma del mondo del lavoro, piuttosto che seppellire un anno della sua vita nello squallido grigiore di una caserma? Particolarmente difficile appare in questi giorni penetrare quel guscio di riservatezza, che protegge come un’armatura l’universo militare dal mondo dei civili. Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ha dribblato con sorprendente abilità la richiesta di un’intervista da parte del nostro giornale. Ma noi, che non amiamo assolutamente mettere il morso alla nostra inarrestabile voglia di verità, non possiamo sorvolare su gravi episodi legati alla moritura “naja”, nutrendoci al banco della nostra esperienza diretta, dove troviamo ricordi che ancora passeggiano vivi nella nostra memoria. Come possiamo non toglierci il sassolino dalla scarpa, foderandoci gli occhi con il prosciutto, di fronte alla verità che preme per scivolare tra le righe di un foglio provvisorio di giornale? Per ognuno un film lungo un anno e con all’incirca lo stesso copione, fatto di angherie, soprusi, arbitrarie privazioni della libertà personale. Un anno trascorso vivendo di nulla ai margini del nulla, con la rassegnazione pronta a spegnere immediatamente qualsivoglia ruggito di vitalità. Finalmente si volta pagina. Agli occhi di chi scrive la memoria mette a fuoco fotogrammi spaventosi. Ragazzi avviluppati dalla spirale del sistema militare, privati della volontà, della dignità stessa di esseri umani, ridotte a puro sussurro. Costretti a subire turpiloqui e ingiurie a più non posso, senza la possibilità di reagire; a mangiare con le mani e ad elemosinare un bicchiere d’acqua nella desolazione dell’Ospedale Militare di Firenze; a dormire con cinque coperte e cinque maglioni in gelide camerate senza riscaldamento (naturalmente nelle camere confortevoli degli ufficiali il caldo era insopportabile); a subire incredibili atti di “nonnismo”, a fare flessioni sulle braccia, portando il naso a due dita da una nauseante quantità di “merda”, troneggiante in bella mostra sul biancore di una “turca”. E molto altro congelato nei file mnemonici degli sventurati protagonisti. Spesso qualcuno più debole non ha retto e ha deciso di chiudere i conti con la vita prima del congedo. Con sorprendente rapidità, sugli scandali sanguinolenti, è sceso sempre puntualmente il velo del silenzio e dell’omertà.

    Tutto ciò sarà presto finito. Finalmente!

    http://www.italymedia.it

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